Sisma e Progetto Sirena: necessario garantire la sicurezza
di Valeria Valente

Valeria Valente, Il Mattino, 26 gennaio 2016

 
 

Tra le principali priorità che Napoli dove affrontare vi è, senza alcun dubbio, la messa in sicurezza del patrimonio edilizio, la sua manutenzione e il suo decoro. Periodicamente, ogniqualvolta la questione torna alla ribalta mediatica per la segnalazione di uno o più fatti di cronaca dall’aspetto emergenziale (distacchi di intonaco, crolli, cedimenti) il tema riacquista tutta l’importanza che merita, salvo poi tornare nell’oblio dopo qualche giorno, parallelamente al calo di interesse collegato all’attualità degli avvenimenti.

Quello che sta accadendo nell’Italia centrale dev’essere, qui a Napoli, un monito e uno stimolo a farci affrontare il problema, evitando ora che siamo in tempo proprio la logica emergenziale. Mettere in sicurezza un edificio in una situazione di normalità arriva a costare decine e decine di volte meno ed è anche garanzia di maggiore trasparenza, oltre che di sicurezza per i cittadini, rispetto agli interventi dettati dall’urgenza.

Negli ultimi anni, il governo ha varato provvedimenti importanti per favorire interventi diffusi sul patrimonio edilizio privato, con incentivi che per il solo capitolo del consolidamento statico possono arrivare sino all’85% del valore delle opere realizzate in termini di defiscalizzazione. Questa misura si aggiunge alle altre, già in vigore o confermate, per lavori di restauro o ristrutturazione e di efficientamento energetico. A questa tipologia di incentivi si possono associare contributi in conto capitale, come è stato nel caso del Progetto Sirena, con copertura di un terzo della spesa complessiva. Non a caso, nell’ambito del Patto per la Città metropolitana di Napoli è stato inserito il capitolo sull’«incentivazione agli interventi di edilizia privata nel centro storico Unesco», con un finanziamento previsto di 20 milioni. È stata, quindi, 4 anni fa, una decisione miope e sbagliata da parte della giunta de Magistris mettere in liquidazione la società Sirena. Interrompere l’operatività della partecipata, di cui Palazzo San Giacomo è socio di maggioranza, ha determinato il blocco di tutti i pagamenti (e dunque, in moltissimi casi, anche dei relativi lavori) in corso al momento. Allo stato attuale sono fermi nelle casse del Comune ben 35 milioni, da corrispondere in gran parte a condomini (o anche a tecnici e imprese), e ulteriori 5 milioni disponibili per nuovi interventi. Rimarcare gli errori passati è giusto nella misura in cui è, tuttavia, utile a capire come si riprende il lavoro interrotto e come lo si rilancia in prospettiva, tenendo conto delle risorse messe a disposizione dal governo e dell’impegno, giusto e necessario, da parte della giunta regionale, di aggiungere ulteriori fondi.

In primo luogo è necessario tornare a dotarsi di uno strumento operativo. La possibile soluzione del «traghettamento» della mission societaria di Sirena in Napoli Servizi, così come prospettato dalla giunta de Magistris, è a mio avviso sbagliata. Contiene in sé tutte le premesse per il fallimento, visti i precedenti, tra cui la gestione del patrimonio immobiliare, per cui l’in house del Comune ha già mostrato di non avere le competenze adatte in questo settore. Il rischio, anche nel caso dell’affidamento della messa in sicurezza degli edifici, è che Napoli Servizi diventi nulla più che una stazione appaltante esterna di lavori, generando, come già avviene per molti altri ambiti, notevoli diseconomie, procedure opache e inefficienze nella gestione degli interventi. La strada più naturale ed efficace da percorrere sarebbe, a mio avviso, quella di revocare la liquidazione, rilanciare Sirena e riprendere, con tutte le innovazioni opportune, un grande programma di rigenerazione urbana basato su una collaudata best practice, apprezzata in Italia e all’estero. Ma ci sono, naturalmente, anche altre soluzioni che possono essere messe in campo. L’amministrazione apra su questo una discussione. L’importante è non rimanere fermi, non ripetere gli errori del passato, ma farne tesoro avendo la consapevolezza che quello della ristrutturazione e messa in sicurezza degli edifici è un tema decisivo per una città come Napoli.

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