Andrea Orlando: “Così Renzi farà un frontale, il governo pagherà il prezzo”

Tommaso Ciriaco, la Repubblica, 14 febbraio 2017
 
 

Dopo cinque ore nel seminterrato di un afoso centro congressi, Andrea Orlando cammina a passo lento per il centro di Roma, direzione aria fresca. “Non ero d’accordo con Renzi e glielo ho detto, che c’è di strano? Se uno sbaglia, glielo dico. Se rischia il frontale, glielo dico. E infatti non ho partecipato al voto. Semplicemente, non penso che andare subito al congresso sia un bene per il Pd. E credo che le primarie finiranno per essere la sagra dell’antipolitica “. Tre metri davanti si muove la stazza imponente di Michele Emiliano. Un deputato sussurra al gran nemico del segretario: “Oh, Miché, rallenta che c’è Orlando…”. Il governatore pugliese si volta con noncuranza, poi alza di qualche ottava il tono della voce: “Ministro, complimenti, ottimo discorso, mi hai convinto!”. Il Guardasigilli capisce quanto scivoloso è quel fotogramma, infatti sorride: “Stasera ho vinto il premio della critica “. Poi riprende a passeggiare.

Orlando, è partita la sfida a Renzi? È stato molto netto.
“Se vedi uno che pensi stia compiendo una parabola che porta a un frontale, lo avverti di stare attento. Perché così c’è il frontale. Io gli ho dato il mio consiglio. Spero che le mie funeste previsioni non si avverino, ma conosco questo partito…”.

Quindi non è soddisfatto dell’esito della direzione?
“Sono molto dispiaciuto. E non sono d’accordo, perché così non risolviamo i nostri problemi identitari e il tema della nostra proposta politica”.

Non ha sostenuto il documento votato dalla maggioranza del partito?
“Non ho partecipato al voto”.

Però è passata la linea del congresso in tempi brevi. Il percorso congressuale quindi è ufficialmente partito?
“Beh, no, quello lo apre l’assemblea. Vediamo cosa si deciderà in quella sede. Riproporrò lì la mia linea e spero di avere maggior fortuna con la richiesta di una conferenza programmatica che, in teoria, si può fare prima del congresso”.

Contrapposizione netta rispetto al segretario, comunque, che fa discutere.
“Io normalmente sono molto attento agli aggettivi, ma in questo caso non si può sfumare una posizione: se uno non è d’accordo nel fare questo percorso, lo deve dire. Poi del merito e dei contenuti discuteremo”.

Lo sa che ha detto le stesse cose della minoranza del Pd? O, meglio, la sinistra dem ha benedetto le sue parole
“Non mi sono messo d’accordo con la minoranza, ho solo detto quel che penso”.

Aveva avvisato Renzi che sarebbe intervenuto così?
“Avevo fatto un’intervista, il cui contenuto era anche più netto di quanto detto oggi”.

Il segretario le ha anche risposto nella replica.
“Ho semplicemente detto che non ho paura del popolo, ma delle regole”.

Quelle dello Statuto?
“Sì, non portano a combattere la destra e il populismo come diciamo di voler fare. È un problema che un segretario dovrebbe porsi”.

Forse suona soltanto un po’ strano vedere qualcuno che pur facendo parte della maggioranza del Pd, critica Renzi pubblicamente. È così?
“Ragazzi, io non detto niente di particolarmente eversivo. Ho solo espresso i miei dubbi su un percorso. Se fa così clamore, significa che la discussione ha preso una brutta piega, perché allora vuol dire che o ci si insulta, o bisogna dare ragione al 100%…”.

Si avvicina una telecamera, Orlando continua a passeggiare in piazza di Spagna. E a rispondere, a viso aperto. Ora c’è il rischio della scissione della minoranza?
“Mi auguro di no, perché non credo che si possa uscire da un partito per ragioni di calendario. Ma qui ci vuole la politica, che deve vigilare per evitare qualsiasi scivolata”.

Ha intenzione di candidarsi alla segreteria del Pd?
“È un problema che mi porrò soltanto quando inizieremo a discutere sulla proposta da fare al Paese”.

Il voto della direzione è un avviso di sfratto a Gentiloni?
“Non credo. Bisogna evitare di scaricare le tensioni sulla tenuta del governo. Mi hanno assicurato che non sarà così, spero abbiano ragione, ma non ne sono del tutto convinto”.

Si deve arrivare comunque in fondo alla legislatura?
“Non necessariamente. La conferenza programmatica si può fare in un mese. Serve aprire una discussione seria sull’esperienza del governo Renzi”.

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