La storia dimenticata dell’unione monetaria,
di Roberto Gualtieri

Roberto Gualtieri, l’Unità, 11 febbraio 2017
 
 
L’euro non è solo una moneta comune ed una fondamentale ancora di stabilità per la nostra economia, ma costituisce il più rilevante progetto politico dall’ avvio del processo di integrazione europea. L’ esistenza e il successo dell’ euro è la condizione per l’ unità e la prosperità dell’ Europa, e al tempo stesso il completamento dell’ unione economica e monetaria rappresenta una sfida difficile ma decisiva e ineludibile. Per comprendere le ragioni di fondo di questo dato occorre rivolgersi alle vicende del secolo scorso. Lo straordinario sviluppo economico politico e sociale che caratterizzò il trentennio successivo alla seconda guerra mondiale e che rese possibile l’ affermazione del welfare state e il consolidamento della democrazia, ha avuto luogo in un contesto irripetibile segnato – tra le altre cose – dalla “egemonia cooperativa” degli Stati Uniti e del dollaro alimentata dalla guerra fredda e incardinata sul sistema di cambi fissi definito a Bretton Woods.

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Perché non possiamo non dirci antifascisti,
di Daniele Marantelli

Daniele Marantelli, Patria Indipendente, 2 febbraio 2017
 
 

Ci sono ancora i fascisti si chiede, retoricamente, Carlo Smuraglia? La risposta, purtroppo, è sì.

Incontriamo ogni giorno lungo il nostro cammino nelle piazze, nei bar, negli stadi, nelle scuole, persino nei luoghi di lavoro, atteggiamenti razzisti, xenofobi, omofobi. Come definire questi comportamenti odiosi? La meritoria opera dell’ANPI, di molti insegnanti e di tante istituzioni, negli ultimi anni ha saputo celebrare con crescente forza storica e culturale le Giornate della memoria. Qualche settimana fa, con i colleghi Emanuele Fiano ed Eleonora Cimbro, ho sentito il bisogno di interpellare il Governo per chiedere quali misure intendesse adottare per contrastare movimenti che si richiamano chiaramente al fascismo e ai principi della discriminazione e dell’odio razziale. Il riferimento era a Do.Ra. un’organizzazione, che, sotto le spoglie di un’associazione culturale, già nel nome rende omaggio ai raggi del Sole nero, simbolo del castello tedesco di Wewelsburg, sede operativa delle SS. Recentemente questa organizzazione che ha sede a Caidate, comune di Sumirago in provincia di Varese, e che ogni anno festeggia il compleanno di Hitler, ha chiesto la chiusura di tutte le sezioni dell’ANPI, “dichiarate fuorilegge” e invocato “l’immediato processo per crimini di guerra per tutti i partigiani ancora in vita”. Mai come in questo caso il sonno della ragione genera mostri.

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Non rottamiamo il Pd,
di Matteo Orfini

Matteo Orfini, l’Unità, 7 febbraio 2017
 
 
Non sono tra quelli che rimpiangono i tempi dell’Ulivo e tantomeno dell’Unione, anzi. Molti dei problemi che oggi dobbiamo risolvere affondano le radici nell’inadeguatezza e nella subalternità del riformismo di quegli anni. Di questo abbiamo scritto tante volte, e non ci tornerò. Ma in quegli anni maturò anche qualcosa di buono: il Partito democratico. Forse qualcuno ha rimosso le ragioni per cui facemmo la scelta non semplice di lasciarci alle spalle le nostre case di allora, per costruirne una nuova: il paese aveva bisogno di una grande forza riformista in grado di guidare un processo di cambiamento. Una forza che non fosse l’ennesima invenzione figlia di nessuno, ma che affondasse le radici nelle culture politiche dei partiti che liberarono il paese dal fascismo e che scrissero la Costituzione. Una forza che fosse un partito, e lo rivendicasse orgogliosamente sin dal nome (cosa che si era smesso di fare, nel centrosinistra, da tempo: dai Ds alla Margherita). Una forza che chiudesse la stagione delle coalizioni consentendo al nuovo partito di sviluppare al meglio la sua vocazione maggioritaria.

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Sisma e Progetto Sirena: necessario garantire la sicurezza
di Valeria Valente

Valeria Valente, Il Mattino, 26 gennaio 2016

 
 

Tra le principali priorità che Napoli dove affrontare vi è, senza alcun dubbio, la messa in sicurezza del patrimonio edilizio, la sua manutenzione e il suo decoro. Periodicamente, ogniqualvolta la questione torna alla ribalta mediatica per la segnalazione di uno o più fatti di cronaca dall’aspetto emergenziale (distacchi di intonaco, crolli, cedimenti) il tema riacquista tutta l’importanza che merita, salvo poi tornare nell’oblio dopo qualche giorno, parallelamente al calo di interesse collegato all’attualità degli avvenimenti.

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Le pari opportunità partono dall’infanzia,
di Umberto D’Ottavio

Umberto D’Ottavio, l’Unità, 21 gennaio 2017

 
 

Tra le otto deleghe contenute nella legge sulla Buona Scuola approvate in prima lettura dal Consiglio dei ministri del 14 gennaio scorso, c’è quella relativa all’istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino ai sei anni. Si tratta di un quadro normativa che raccoglie le esperienze e l’orientamento già oggetto di grande attenzione in molte parti d’Italia con l’obiettivo di estendere all’intero Paese pari opportunità di educazione ed istruzione, di cura, di relazione e gioco, superando disuguaglianza e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali (art. 1).
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Buone leggi contro l’odio online,
di Andrea Orlando

Andrea Orlando, Il Foglio, 17 gennaio 2017

 
 

Alcuni spunti di una conversazione tra me e il direttore Claudio Cerasa hanno riacceso un dibattito molto ampio, e a mio avviso utile e interessante, sui problemi connessi allo sviluppo dell’uso dei social media. Il primo a intervenire con una lettera molto ficcante è stato il sottosegretario Antonello Giacomelli. Ammetto di non avere le stesse conoscenze degli “over the top”, di Cupertino, e in generale della rete, del sottosegretario Giacomelli. Non credo però che lo scarto, almeno quello apparente, tra i nostri approcci dipenda da questo. Giacomelli si è occupato di rete in generale, delle sue indubbie potenzialità, del valore economico che ha progressivamente assunto. Io, così come gli altri ministri della Giustizia Ue, mi sono imbattuto nel tema affrontando le questioni del terrorismo jihadista e della propaganda d’ odio. In questi anni, infatti, si è evidenziato come la rete sia uno dei veicoli principali della propaganda d’odio, vero e proprio innesco dei processi di radicalizzazione violenta e insieme uno degli strumenti principali d’incitamento terroristico.

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