Andrea Orlando: “Se la politica è debole diventa preda di interessi”

Silvia Barocci, Il Messaggero, 22 dicembre 2014

Mafia Capitale? È altro da Tangentopoli: è il sintomo di una «politica così debole che è preda di interessi economici e criminali». Le critiche della magistratura ai provvedimenti del governo contro la corruzione e la prescrizione? «L’Anm dovrebbe essere più obiettiva». Il Guardasigilli Andrea Orlando interviene all’indomani dell’altolà del premier Renzi che, intervistato dal Messaggero, ha sollecitato i magistrati ad essere veloci con i processi evitando di parlare attraverso i comunicati.

Ministro, la magistratura associata non ci sta e fa sapere che offrire il proprio contributo alla formazione delle leggi è segno di democrazia. Lei da che parte sta?

«Non voglio acuire le polemiche. Penso che Renzi non si riferisca tanto alla magistratura associata quanto a singole prese di posizione. Riconosco che l’Anm può avere un ruolo anche nel miglioramento del processo legislativo, purché questo sia esercitato in modo più obiettivo di quanto non si sia verificato nelle ultime settimane».

Perché, l’Anm non sarebbe stata obiettiva?

«Sembra che i giudizi siano stati molto condizionati dal clima che si è venuto a creare in seguito alla rottura su alcuni punti specifici. Per esempio, sul civile l’Anm aveva collaborato ampiamente alla redazione del decreto, ma l’introduzione della norma sulle ferie l’ha portata a dare un giudizio molto negativo sull’intera riforma. Quanto alle priorità, l’Anm si lamenta di cose inesatte: ricordo che sulla responsabilità civile dei magistrati siamo partiti molto dopo aver affrontato il civile, le carceri, il processo civile telematico, la costituzione dell’ufficio del processo e gli organici amministrativi».

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Andrea Orlando: “Il mio sogno era fare il muratore. Proverò a ricostruire la giustizia”

Barbara Romano, Libero, 21 dicembre 2014

Ministro Andrea Orlando, che ci fa un comunista come lei nel governo del Rottamatore?

«Ho difficoltà a definirmi oggi comunista. È un aggettivo anacronistico per obiettive ragioni storiche».

Viene dal Pci, che non ha mai rinnegato. Come si definisce?

«Sono una persona che non si vergogna di aver fatto la gavetta in un partito che ha svolto una funzione fondamentale nella costruzione della democrazia italiana. Ho avuto la fortuna di frequentare quella scuola e, come dice lei, non lo rinnego. Oggi mi definirei un socialdemocratico».

Il premier ha affidato la Giustizia a uno della “ditta” per tenere a bada i magistrati?

«Renzi ha tenuto in considerazione la mia esperienza, visto che sono stato il responsabile giustizia del partito per quattro anni. E poi non credo che ci sia da tenere a bada i magistrati».

Non esiste una magistratura politicizzata in Italia? E solo una fissazione di Berlusconi?

«Che ci sia una magistratura con una matrice ideologica segnatamente di sinistra, come ci sono correnti di altra ispirazione, è un fatto storico, ma non credo ci fosse una cinghia di trasmissione, né che i giudici abbiano ordito un disegno di carattere politico».

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Andrea Orlando: “Accelerare sulla riforma dei reati ambientali”

Antonio Maria Mira intervista Andrea Orlando, Avvenire, 20 dicembre 2014

«Se c’era bisogno di un’ulteriore prova, questa sentenza è la dimostrazione che la riforma dei reati ambientali è assolutamente necessaria». Così il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, reagisce alla sentenza della Corte di assise di Pescara sulla discarica di Bussi. «Come sempre – precisa – non commento le sentenze, ma non posso non sottolineare, proprio alla luce delle assoluzioni e delle prescrizioni, come già accaduto per la sentenza Eternit, l’urgenza ancora una volta della riforma sugli ecoreati». E assicura che «il governo ne solleciterà ancora una volta l’approvazione».

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Stefano Esposito: “Nessun pericolo? Allora spiegatemi perché ho la scorta”

Paolo Griseri intervista Stefano Esposito, la Repubblica, 18 dicembre 2014


Senatore. Stefano Esposito, lei vive sotto scorta da due anni per le sue posizioni pro Tav. Soddisfatto della sentenza?

«Le sentenze parlano da sole e le motivazioni le scopriremo il giorno in cui verranno depositate».

Ma gli imputati avrebbero dovuto essere condannati per terrorismo?

«La sentenza conferma che si tratta di teppisti che hanno agito utilizzando metodi paraterroristici. Mi sono sempre guardato bene dall’entrare nella diatriba se si tratti di terrorismo o no. Non è questo che mi preoccupa».

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Antonio Misiani sereno: «Renzi rende noti i vecchi bilanci? Sono già sul web»

Monica Guerzoni intervista Antonio Misiani, Corriere della Sera, 13 dicembre 2014


Preoccupato, onorevole Antonio Misiani?

«E di cosa dovrei mai essere preoccupato?».

Per schiacciare la minoranza i renziani sono pronti a tirar fuori i conti di Bersani, domani all’assemblea nazionale del Pd…

«Nessun problema — risponde serafico il tesoriere degli ex segretari Pier Luigi Bersani e Guglielmo Epifani, adesso con i “turchi” di Matteo Orfini —. Come è noto agli addetti ai lavori, i bilanci sono online sin dalla fondazione del Partito democratico. Siamo stati il primo partito italiano a renderli pubblici e farli certificare da una società esterna».

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Andrea Orlando: “Vanno colpiti i patrimoni e reintrodotto il falso in bilancio”

Liana Milella, la Repubblica, 10 dicembre 2014

Ora fate sul serio contro i corrotti? «Non abbiamo mai scherzato, lo prova l’autoriciclaggio». Non è solo propaganda? «No, tant’è che non è un intervento spot e non riguarda solo l’ambito penale». Garantite tempi stretti? «Sì, Parlamento permettendo». Più controlli? «Serve la vera Politica». Il Guardasigilli Andrea Orlando non fa sconti ai delinquenti.

Farà paura ai corrotti patteggiare e non scansare la galera?

«È giusto che, pur se si ammette la responsabilità, una parte della pena sia scontata in carcere. Basti pensare che su 54 mila detenuti solo 250 lo sono per reati contro la pubblica amministrazione».

Anziché alzare la pena minima della corruzione non era meglio aumentare la massima?

«Le cronache recenti dimostrano che il patteggiamento per questi reati funziona, bisogna però evitare che la deterrenza della pena perda la sua forza».

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Matteo Orfini: “Basta pacchetti di voti e tessere. Cambieremo il Pd romano”

Andrea Garibaldi, Corriere della Sera, 10 dicembre 2014

Di solito, a commissariare un partito locale arriva un dirigente da fuori. Matteo Orfini, inviato da Renzi a Roma, è romanissimo. Dice che non c’è problema, l’ultimo incarico a Roma l’ha avuto quando ancora non esisteva il Pd. La scelta è stata di mandare il presidente del partito a sciogliere il nodo “Mafia capitale”: «Ci vorrà la ruspa in certi casi, ma mostreremo la capacità di autorigenerarsi».

Come comincia il lavoro?

«Telefoniamo agli ottomila tesserati romani, uno per uno, per scoprire se sono iscritti veri o figli di pacchetti di voti utili per le primarie. Poi, verifìchiamo lo stato di salute degli oltre cento circoli. Affrontano i problemi del territorio? Discutono? E chi paga l’affitto? Se paga un parlamentare o un consigliere regionale c’è il rischio che sia un feudo privato. Avocheremo alla Federazione romana tutti i contratti d’affitto».

Il partito romano è diviso in correnti “armate”.

«I gruppi dirigenti, chiusi in correnti, hanno preso in ostaggio il partito. Se pensi allo scontro di potere interno, ti distrai dai problemi della città e ritieni che qualsiasi alleanza sia utile a quello scontro. Uccideremo le correnti non riconoscendole più. Agendo sui meccanismi di appartenenza, rompendo le filiere che vanno da consigliere municipale a deputato».

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La frustata di Orfini al Pd: “Torniamo popolari”, di Aurelio Mancuso

Aurelio Mancuso, Cronache del Garantista, 9 dicembre 2014

Per due giorni l’ex mattatoio di Testaccio è stato al centro dell’attenzione politica nazionale. Mentre continuano a fioccare gli avvisi di garanzia, che coinvolgono in primo luogo la destra che ha governato Roma negli anni di Alemanno, i giovani democratici, centinaia di ragazze e di ragazzi da tutta Italia, hanno dato vita a #Factory365 evento metà Leopolda e metà stile antico assembleare, una via di incontro tra culture differenti e a volte confliggente del partito democratico che governa, che soffre per le inchieste sugli intrecci mafiosi e politica, che cerca modi convincenti per riformare se stesso. «L’idea è nata – ricorda dal podio Giuditta Pini deputata Gd di Modena – quando c’è stato quel confronto mediatico tra la Leopolda e la piazza San Giovanni. Ci siamo detti: ma siamo matti? Costruiamo un luogo dove sia possibile dialogare in modo aperto».

E l’organizzazione giovanile guidata dal timido, ma determinato Andrea Baldini, ha fatto bingo, ha incollato per un intero pomeriggio alle sedie e in piedi, tantissimi giovani nelle decine di tavoli programmatici che si sono alternati, invitando esponenti del Pd di tutte le anime a confrontarsi: dal civatiano Andrea Ranieri all’orfiniana Valeria Valente, dalla franceschiniana Francesca Puglisi al renziano Francesco Nicodemo.

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Macerie, di Francesco Verducci

Francesco Verducci

Succede che quando non c’è progetto, non c’è politica, non c’è un’idea forte di città, di comunità, di futuro capace di coinvolgere e mobilitare allora il potere diventa arbitrio e sopraffazione, gestione cieca e affaristica. Succede che i costi delle municipalizzate dei trasporti e dei rifiuti aumentano a dismisura, ma che i mezzi diminuiscono e la monnezza circonda i cassonetti. Succede che le periferie si allontanano sempre più dal centro, che l’illuminazione pubblica e il verde pubblico si smorzano di tono, che chiudono spazi collettivi, sociali, culturali dove imparare a convivere in tempi di crisi. Succede di avere muri interminabili di palazzoni nuovi con appartamenti vuoti e invenduti dove ha chiuso i battenti anche il casotto del punto vendita immobiliare. Succede che quando ci si candida conta la persona, non il partito.

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Matteo Orfini: “Lancio un appello ai dirigenti e agli amministratori del Pd. Se qualcuno ha dei dubbi, vada in Procura e parli”

Alberto Gentili, Il Messaggero, 5 dicembre 2014

«Lancio un appello ai dirigenti e agli amministratori del Pd. Se qualcuno ha dei dubbi, se qualcuno ha delle sensazioni, parli. Vada in Procura e parli. Abbiamo tutti il dovere di vigilare: la situazione è delicatissima, siamo in presenza di un’associazione a delinquere di stampo mafioso». Matteo Orfini, nel primo giorno da commissario del Pd romano, lancia un appello anti-corruzione ad «amministratori e dirigenti del Pd». E boccia, il presidente democrat, l’idea caldeggiata dal prefetto Giuseppe Pecoraro di sciogliere il Comune di Roma per mafia: «Sarebbe un favore alla criminalità che ha trovato nella giunta Marino un muro contro il malaffare». Durissimo il giudizio sul Pd romano: «È stato preso in ostaggio da correnti e gruppi di potere, dimostrandosi permeabile alle infiltrazioni malavitose».

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