Per salvare le periferie non bastano i lampioni, di Khalid Chaouki

Khalid Chaouki, la Repubblica Roma, 21 novembre 2014

Caro direttore, Tor Sapienza oggi, ma anche Tor Pignattara, e ancora Corcolle, Borghesiana e tutta la periferia romana vivono in un disagio crescente e a rischio implosione. Le istituzioni sono chiamate a tendere la mano ai cittadini, costruendo un’alleanza virtuosa che metta ai primi posti dell’agenda la riqualificazione delle borgate di Roma. Finora si è fatto finta di non vedere mentre si accumulavano situazioni di illegalità. Ma anche una gestione insensata dell’accoglienza dei rifugiati e l’indifferenza per i cittadini di periferia, come fossero figli di un dio minore. Per questo è importante il documento firmato dal sindaco con il Comitato di quartiere di Tor Sapienza. Iniziativa tardiva, ma un ottimo segnale di distensione.

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Aurelio Mancuso: “La croce del degrado non può portarla solo Marino”

Aurelio Mancuso, Cronache del Garantista, 20 novembre 2014

La periferia evoca degrado, affollarsi di contraddizioni ed emarginazioni di ogni tipo, dal censo alla provenienza, dalla religione all’età. Gli episodi di questi giorni di Roma, che in forme strumentali si sono addossati tutti sulle spalle del sindaco Ignazio Marino, evocano un ribollire di rancori che nell’attuale fase storica di crisi economica e di senso emergono impetuosi, a volte guidati politicamente, salvo poi potersi ritorcere contro gli stessi sobillatori.

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Riforma Giustizia, Andrea Orlando: “Al centro la tutela del cittadino”

Gigi Fiore intervista Andrea Orlando, Il Mattino, 20 novembre 2014

Ministro della Giustizia nel governo Renzi, ma anche commissario del Pd napoletano nel 2011. Andrea Orlando è a Napoli alla presentazione dell’ultimo libro di Umberto Ranieri al teatro Sannazaro.

Ministro Orlando, la riforma della giustizia civile è una delle sue priorità?

«Sì, abbiamo oltre 5 milioni di cause arretrate nei tribunali civili italiani. È urgente varare e poi attuare la delega per il riordino del processo civile. Vi lavora una commissione, presieduta dal presidente di Cassazione, Giuseppe Maria Berruti».

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Donne e lavoro: per il Mezzogiorno oltre le mozioni, di Valeria Valente

Valeria Valente, la Repubblica Napoli, 19 ombre 2014

Caro direttore, il 16 novembre su queste pagine, attraverso lo slogan “meno mozioni più azioni“, Alessio Postiglione afferma che l’approvazione alla Camera nei giorni scorsi di ben nove mozioni per chiedere al governo un maggiore e più efficace impegno sui temi del Mezzogiorno sia stata a conti fatti inutile. «Il Sud ha bisogno non di belle intenzioni o fiori, ma di opere di bene» ha scritto Postiglione. Sono d’accordo. Tuttavia, da qui a definire una mozione parlamentare solo una «bella intenzione» ce ne corre. È evidente che l’uso degli strumenti parlamentari viene modulato in base al risultato che si vuole ottenere. Se l’obiettivo è spingere il governo a fare più e meglio su un tema, la mozione è lo strumento più adatto in via di principio visto che è l’atto con cui il Parlamento esercita la propria funzione di indirizzo politico nei confronti dell’esecutivo.

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Lotta all’omofobia e al bullismo sia prioritaria nella scuola, di Aurelio Mancuso

Aurelio Mancuso, Cronache del Garantista, 18 novembre 2014

Che cosa succede nella scuola italiana da far pensare che sia in atto una vasta campagna d’incitamento all’odio ai danni delle persone  omosessuali, dei ragazzi più esposti, percepiti più deboli? L’episodio di Perugia, dove un insegnante avrebbe insultato e poi aggredito uno studente utilizzando una frase del tipo «essere gay è una brutta malattia, vero?», dovrà essere pienamente verificato, anche perché le versioni dei due protagonisti divergono parecchio.

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Matteo Orfini: “Riforme necessarie per il Paese, occorre andare avanti”

Alessandro Trocino intervista Matteo Orfini, Corriere della Sera, 16 novembre 2014

«Mediaset? Sono argomenti che lascerei a quella parte della sinistra italiana che in questi anni ha vissuto dell’ossessione berlusconiana, finendo per diventare subalterna». Matteo Orfini, presidente del Partito democratico, nonché «giovane turco» tra i più inclini alla mediazione con il segretario, commenta così la battuta di Pier Luigi Bersani sull’impennata in Borsa per Mediaset seguita all’incontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.

Bersani dice anche: «Non c’è nessun bisogno del patto del Nazareno», ovvero dell’accordo sulle riforme siglato dai leader di Pd e Forza Italia.

«Se abbiamo una legge elettorale in prima lettura alla Camera e una riforma costituzionale approvata in prima lettura al Senato, lo dobbiamo al patto del Nazareno. Forse è utile ri- cordare, a me e a Bersani, che non era stato concepito come un patto esclusivo con Forza Italia, ma che il risultato è figlio del rifiuto del Movimento 5 Stelle di discutere. E questo, Bersani, che provò per primo a dialogare con Grillo, dovrebbe saperlo bene».

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Jobs act, Boccuzzi e Gribaudo: “Orgogliosi di aver contribuito all’accordo”

Antonio Boccuzzi, Chiara Gribaudo

L’accordo sulle modifiche al testo della legge delega sul lavoro, raggiunto ieri fra il premier Matteo Renzi, il ministro Poletti ed i deputati Pd in commissione lavoro rappresenta un significativo passo avanti nel percorso di approvazione del jobs act. Accanto agli aspetti di merito, che troveranno piena applicazione e definizione tecnica nei decreti attuativi, e che hanno decisamente migliorato, sul piano della tutela e dell’estensione dei diritti dei lavoratori, il testo approvato dal Senato, vi sono evidenti e significativi risultati politici. Il Partito democratico ritrova, su un tema così delicato come la legislazione sul lavoro, una posizione unitaria e vede finalmente assunta la piena applicazione dell’ordine del giorno approvato dalla direzione nazionale del 29 settembre. Con le modifiche introdotte nel testo della legge delega, vengono definitivamente sconfitte le posizioni, presenti nella maggioranza che sostiene il governo, che avevano fino a ieri cercato di fare del jobs act lo strumento per ridimensionare, fino ad eliminarle, le giuste e legittime tutele dei lavoratori rispetto a licenziamenti privi di giusta causa o giustificato motivo.

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Stefano Esposito: “Sulla Tav il premier mi ha chiesto una relazione dettagliata”

Maurizio Tropeano intervista Stefano Esposito, La Stampa, 13 novembre 2014


Senatore Esposito mi scusi ma perché il premier Renzi ha chiamato lei e non il ministro Lupi?

«Il presidente mi ha autorizzato a raccontare la sua telefonata e la sua decisione di avere a disposizione una relazione politica. C’è da risolvere un problema interno, ma credo che il premier sia anche preoccupato delle ripercussioni internazionali di questa figuraccia sia nei confronti della Francia e anche di Bruxelles».

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Rosaria Capacchione: “Sentenza giusta, il mafioso non è sempre quello con la lupara”

Rosaria Capacchione, Il Messaggero, 13 novembre 2014

Mi è venuto in mente solo dopo, dopo la lettura del dispositivo. Ci ho pensato perché buona parte delle arringhe difensive erano state dedicate alla sterile discussione sulla parola “proclama”. Termine che i giornali avevano utilizzato per definire l’istanza di legittima suspicione che tanti anni prima l’avvocato Santonastaso aveva letto nell’aula bunker del carcere di Poggioreale in difesa dei suoi clienti camorristi. Tutta la questione era sul parallelismo impossibile con i comunicati letti dalle Brigate Rosse detenute. Così quando, più tardi, il presidente Esposito ha letto il dispositivo della sentenza che condannava l’avvocato Michele Santonastaso e assolveva i suoi assistiti di altissimo rango mafioso, Francesco Bidognetti e Antonio lovine, ho ricordato un’intervista a Renato Curcio sul suo consenso all’omicidio di Aldo Moro. Diceva, il capo storico delle Br, che quella morte aveva spiazzato i terroristi detenuti, che mai avevano discusso dell’eventualità di uccidere il prigioniero; che, anzi, quella decisione li aveva lasciati perplessi. Ma che alla fine si erano associati per non dare l’idea di una spaccatura tra il mondo delle carceri e quello esterno: appartenendo loro al primo e non sapendo bene cosa accadesse nell’altro.

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Rosaria Capacchione: “Calata l’attenzione sul fenomeno criminale. Anche l’Antimafia privilegia la Sicilia”

Gigi Di Fiore, Il Mattino, 11 novembre 2014

Quando, il 13 marzo 2008, l’avvocato Michele Santonastaso lesse alla corte d’appello d’Assise napoletana la sua istanza, Rosaria Capacchione era cronista attiva del Mattino. Impegnata, con i suoi articoli, a raccontare la realtà della mafia dei Casalesi. Pesanti furono le parole che, nei suoi confronti, usò il difensore di Antonio Iovine e Francesco Bidognetti: «prezzolata al servizio dei pm». Comprensibile la delusione di Rosaria, oggi senatrice del Pd, sulla sentenza.

Che ti senti di commentare sulla sentenza?

«Dopo la delusione provata alla lettura, ora prevale la curiosità di conoscere le motivazioni. Mi sfugge qualcosa».

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