La sfida di ‘Rifare l’Italia’. A giugno Assemblea nazionale e Festa di ‘Left Wing’

‘Rifare l’Italia’. È la sfida dei democratici. Di quanti scelgono di impegnarsi per cambiare il Paese.

Servono riforme radicali: istituzionali, economiche, sociali. Troppe volte in questi anni i progressisti hanno mancato di svolgere fino in fondo il proprio ruolo. Per debolezza, inconcludenza, subalternità. Il fallimento della ‘seconda Repubblica’ è stato innanzitutto l’incapacità della politica di cementare un nuovo patto repubblicano e sociale, inclusivo, fondato su diritti e cittadinanza, capace di valorizzare e mobilitare le enormi energie del Paese. Invece prima il declino e la stagnazione del sistema industriale e del tessuto produttivo, poi l’incapacità di reagire con politiche espansive alla crisi mondiale dovuta alla deregulation dei mercati hanno lasciato macerie.

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Andrea Orlando: “Carceri e mafia: ecco le risposte del Governo”

Intervista di Claudia Fusani a Andrea Orlando, L’Unità, 12 aprile 2014

Mattinata di tensione in Via Arenula, l’allarme per le ricerche di Marcello Dell’Utri, le tensioni in Senato sul nuovo reato di voto di scambio politico – mafioso, la riforma della giustizia che palazzo Chigi dà in consegna entro giugno e non un giorno di più. E le carceri, il problema di cui nessuno parla ma che è il più urgente perché, dice il ministro Guardasigilli Andrea Orlando, “stiamo migliorando ì, abbiamo invertito una tendenza ma non è ancora stabilizzata e dobbiamo assolutamente dimostrare che in Italia è cambiato qualcosa nel sistema delle pene”. Occuparsi di carceri è qualcosa che impegna molto, fa rischiare parecchio e mediaticamente dà scarsi risultati.

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Andrea Orlando: “Sulla giustizia niente patti con Silvio, bisogna fare presto sul voto di scambio”

Intervista di Liana Milella a Andrea Orlando, La Repubblica, 04 aprile 2014

Non si può che partire dal 416-ter se, proprio mentre la Camera vota il testo, hai di fronte il ministro della Giustizia.

Qual è il suo giudizio?

«Sul voto di scambio tra politica e mafia il Parlamento ha trovato un accordo per recepire alcune osservazioni venute da più parti al testo del Senato e per far sì che le modifiche non compromettano la sua entrata in vigore prima della prossima campagna elettorale».

Alla fine si farà il decreto?

«Spero che non ce ne sia la necessità. Il governo comunque ritiene fondamentale la tempestiva entrata in vigore della norma».

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“Con ddl su carceri inizia una nuova stagione” di Anna Rossomando

Dichiarazione di voto Anna Rossomando sulla proposta di legge (C. 331-927-B): Deleghe al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio. Disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili (Approvata, in un testo unificato, dalla Camera e modificata dal Senato).

Signor Presidente, colleghi, finalmente votiamo un testo di iniziativa parlamentare che affronta i mali del nostro sistema penitenziario e i mali del nostro sistema giustizia. Ma ieri abbiamo parlato d’altro. I colleghi della Lega ci hanno parlato di ciò che non sono stati in grado di fare nella scorsa legislatura, quando erano al Governo. Ci hanno ricordato dei tagli lineari, ci hanno ricordato della totale assenza di politiche industriali e ci hanno ricordato che, pure avendo governato tutte le regioni del nord, non sono stati in grado di impedire che una sola azienda de- localizzasse, neanche nella temutissima Cina ma nella stessa Europa. E giustamente dicono, tra virgolette, «prima i nostri»; prima di cosa ? Noi diciamo «prima il lavoro»; prima occorre cambiare completamente direzione, ricominciare a distribuire la ricchezza e lo stiamo facendo (questo giusto per dovere di realtà).

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Stefano Esposito: “Matteo fa come all’oratorio ma il pallone non è suo”

Intervista a Stefano Esposito, La Stampa, 01 aprile 2014

“Noi siamo tacchini felici di correre verso il forno il giorno del Ringraziamento”.

Allora Senatore Stefano Esposito perché avete scritto in 25 una lettera al premier sulla riforma del Senato?

“Perché vogliamo poter discutere di alcuni punti. Vogliamo essere protagonisti quanto il governo di questa epocale riforma”.

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Non ‘quote’, ma ‘democrazia paritaria’, di Pina Maturani

Intervento in Senato di Pina Maturani, sulle modifiche alla legge 24 gennaio 1979,n.18, recante norme per l’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia,in materia di garanzia per la rappresentanza di genere,e relative disposizioni transitorie inerenti alle elezioni da svolgere nell’anno 2014.

Signora Presidente, colleghi, colleghe, rappresentante del Governo, in questi giorni in quest’Aula si è svolto un dibattito sapiente, appassionato, che ha evidenziato diversi punti di pensiero rispetto al disegno di legge presentato. Punti diversi di pensiero che in alcune situazioni e per alcune rappresentazioni ci hanno piuttosto meravigliato, visto che il disegno di legge è uscito dalla Commissione di merito con un voto favorevole all’unanimità. Credo che questo sia il primo punto che a quest’Aula va ricordato. Nella giornata odierna abbiamo assistito al dibattito conclusivo su questo disegno di legge e a rappresentazioni di pensiero che per giustificare posizioni diverse alla vigilia del voto non solo smentiscono in maniera davvero pesante il voto espresso in Commissione, ma addirittura tendono a gettare discredito verso il pensiero e le scelte sostenute dal Partito Democratico.

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“All’Italia serve un Job Pact” di Matteo Orfini

Dal sito www.leftwing.it

Non c’è niente di nuovo nel precarizzare la vita di milioni di persone. La sinistra italiana lo ha fatto a più riprese, dagli anni 90 in poi, credendo a chi teorizzava che col sacrificio delle tutele si sarebbe creato d’incanto nuovo lavoro. Una tesi già in sé discutibile per lo scambio che propone, ma tanto più insopportabile perché infondata, come la storia di questa crisi ha ormai ampiamente dimostrato. Se oggi le imprese non assumono, evidentemente, la ragione non sta nella rigidità del mercato del lavoro, ma nella mancanza di commesse.

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Roberto Gualtieri: “Il lobbismo in Ue ha dimensioni preoccupanti”

Intervista di Affari Italiani a Roberto Gualtieri, 19 marzo 2014

Onorevole Gualtieri, la commissione per gli Affari costituzionali ha approvato il suo rapporto sulla revisione del registro delle lobby, di che cosa si tratta?
“Abbiamo rivisto le norme che regolano il lavoro delle lobby a Bruxelles. Attualmente esiste un registro, ma l’iscrizione è facoltativa. Noi crediamo che dovrebbe essere obbligatoria perché ci sia maggiore trasparenza a livello legislativo. Il problema è che manca una base giuridica adeguata per imporre questo obbligo. Abbiamo perciò chiesto alla Commissione di adottare una ‘clausola di flessibilità’ entro il 2016 per decidere su questo frangente. Nel frattempo però abbiamo aumentato gli incentivi e i disincentivi per le lobby ad iscriversi al registro”.

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Matteo Orfini: “Più uguaglianza contro la crisi. E’ la svolta che chiedevamo”

Intervista di Maria Zegarelli a Matteo Orfini, L’Unità, 15 marzo 2014

Matteo Orfini si allontana qualche minuto dal Teatro Valle di Roma, ancora occupato, dove è stato invitato a una tavola rotonda. Nel Pd la definiscono «diversamente renziano». Si riconosce nella definizione? Ride. «Assolutamente no. È una polemica interna impropria. lo e altri ci siamo limitati dire, il giorno dopo il congresso, che il congresso era finito e che per il bene del partito e del Paese non avena senso portare avanti una dialettica pregiudiziale. Abbiamo lavorato affinché il governo Letta prima e il governo Renzi ora facessero le cose giuste».

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Giuditta Pini: “Grave dare libertà di voto. Non si tratta di eutanasia”

Intervista di Federica Fantozzi a , Giuditta Pini, L’Unità, 12 marzo 2014

Giuditta Pini, trent’anni da compiere, emiliana di Carpi, ex segretaria dei Giovani democratici modenesi, è la deputata piddina che ha fulminato i colleghi maschi di Montecitorio: «Che lo spirito di Lorena Bobbit accompagni chi vota no alle quote rosa».

Alla fine sono stati in tanti. Se lo aspettava?

«Per come è stata gestita la vicenda, sì. Anche se speravo, ovviamente, che finisse in un altro modo. Dal M5S non mi aspettavo aiuto, so che sono contrari da tempo su questi temi. Uno dei problemi è stato l’approccio da parte delle stesse donne: se presentano tutti e tre gli ordini del giorno (sull’alternanza di genere, l’alternanza dei capilista e la mediazione del 40-60%, ndr), diventa più difficile trovare una mediazione».

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