Matteo Orfini: “Le decisioni interne si rispettano. Chi vota contro fa danni”

Umberto Rosso, la Repubblica, 22 gennaio 2015

Onorevole Orfini, i voti di Berlusconi sull’Italicum hanno rimpiazzato quelli mancanti al Pd. È un cambio di maggioranza?

«Lettura sbagliata. Una cosa sono le riforme, un’altra il programma di governo. Sulla legge elettorale va cercato il consenso di tutti, quindi anche di Berlusconi, per allargare la maggioranza. Ma Berlusconi non ha mai votato un provvedimento del governo, perché sta all’opposizione. E lì resta».

Non è successo nulla allora in Senato?

«Altroché. È successo fin troppo. È inammissibile che nel Pd ci sia chi vuol distinguersi con propri emendamenti sorretti poi col voto trasversale di altre forze, dopo che il partito ne ha discusso per mesi. Con un confronto anche aspro, che ha accolto alcune delle richieste di modifiche all’Italicum, per esempio sulle soglie e sulle stesse preferenze».

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Rifare l’Italia a San Vincenzo (Li): «Lo sviluppo dell’Italia passa da qui»

Guido Fiorini, Il Tirreno, 19 gennaio 2015

Il turismo può essere un traino per l’economia della Val di Cornia nel futuro più prossimo. Ma i territori e i settori devono superare rivalità e gelosie e imparare a lavorare insieme. È quanto è emerso nel convegno organizzato da “Rifare l’Italia” e Partito Democratico al teatro Verdi di San Vincenzo.

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Matteo Orfini: “Non sono normali primarie col centrodestra. Ma Cofferati sbaglia ad andarsene”

Francesca Schianchi, La Stampa, 19 gennaio 2015

«Credo che Cofferati abbia sbagliato e spero che, ripensandoci a freddo, possa tornare sui suoi passi. Ci sono stati comportamenti inaccettabili nelle primarie e alcuni seggi sono stati annullati: ma arrivare a lasciare il Pd mi sembra una scelta incomprensibile».

Presidente Orfini, il voto ligure ha ucciso le primarie, come dice il suo collega Damiano?

«Noi alle primarie non vogliamo rinunciare, ma hanno bisogno di manutenzione. Che a primarie del centrosinistra partecipino politici di centrodestra non è normale».

È quello che lamenta Cofferati.

«Infatti credo si debbano dare risposte politiche alle questioni che pone. Sul tema della coalizione, le primarie non hanno deciso nulla. Io penso che il Pd debba presentarsi alle Regionali con una coalizione di centrosinistra».

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Andrea Orlando: “L’Europa apprezza la riforma. Ora via alla nuova disciplina sulla Legge fallimentare”

Giovanni Negri, Sole 24 Ore, 18 gennaio 2015

Il progetto: una riforma della Legga fallimentare che tenga conto delle ragioni dell’impresa e dei creditori. La difesa: le soglie di rilevanza penale sul falso in bilancio hanno senso compiuto e non sono un colpo di mano. La rivendicazione: l’Italia non è un più un sorvegliato speciale «strutturale» in sede europea. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando, al termine di una giornata dedicata al deflagrare della crisi del partito democratico in Liguria, fa il punto sulle più rilevanti questioni aperte, alla vigilia di una settimana tutt’altro che “normale”, contrassegnata dalle cerimonie per l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Così, Orlando annuncia che la prossima settimana verrà istituito un gruppo di lavoro con il compito di rivedere in profondità la disciplina della crisi d’impresa: «A farci da bussola c’è il regolamento approvato durante il semestre italiano di presidenza dell’Unione europea che sollecita un quadro coerente per norme nazionali in materia di insolvenza, favorendo da una parte i piani di ristrutturazione delle imprese, senza scordare però forme di tutela adeguate per i creditori». E, in chiave europea, Orlando non nasconde la soddisfazione per l’esito del confronto con il commissario alla concorrenza Jiri Katainen: «E’ stato fortemente apprezzato lo sforzo compiuto in questi primi mesi di governo. Un riconoscimento tanto più significativo dal momento che tiene conto anche dell’incisività delle nostre misure nell’attrarre opportunità di investimenti dall’estero. Possiamo dire di non essere più sotto osservazione in maniera sistematica e strutturale da parte dell’Europa».

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Khalid Chaouki: “Contro gli integralisti tolleranza zero”

Giuseppe Fumagalli intervista Khalid Chaouki, Oggi, 14 gennaio 2015

 

Le scariche di proiettili e i morti di Parigi lo hanno sconvolto. Ma hanno anche rafforzato tutte le convinzioni per cui si batte da almeno dieci anni. Nato a Casablanca 32 anni fa e arrivato in Italia che ne aveva solo 9, Khalid Chaouki è cresciuto a Parma, ha studiato a Bologna e dopo aver lavorato all’agenzia Ansa, nel 2013 è diventato il primo musulmano del parlamento italiano. E mentre tutti si affannano a definire il confine tra un islam moderato con cui trattare e uno fondamentalista da mettere al bando, anche lui dice la sua.
«La linea di demarcazione», spiega, «è tracciata dallo Stato laico. Tocca allo Stato far rispettare le leggi e i valori repubblicani ed espellere dallo spazio pubblico qualsiasi deriva o propaganda violenta».

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Obiettivi e risultati del semestre italiano, di Roberto Gualtieri

Roberto Gualtieri*, Affari & Finanza – la Repubblica, 12 gennaio 2014

Domattina, appena Matteo Renzi avrà concluso il suo intervento a Strasburgo sul bilancio del semestre di presidenza italiana, la Commissione approverà la proposta di regolamento che istituisce il Fondo europeo per gli investimenti strategici, architrave del piano Juncker di 315 miliardi, e la “Comunicazione sulla flessibilità” con i nuovi criteri di interpretazione del patto di stabilità. La coincidenza è significativa e dovrebbe indurre alla riflessione quei commentatori che hanno parlato di un semestre “senza infamia  e senza lode”. È infatti difficilmente contestabile che se investimenti e “flessibilità” sono al centro dell’azione della nuova Commissione, ciò è essenzialmente il risultato dell’iniziativa dell’Italia.

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Andrea Orlando: “Italia pronta per una super-procura antiterrorismo”

Francesco Grignetti, La Stampa, 12 gennaio 2014

Ministro Andrea Orlando, dopo fin troppi anni di discussione, è arrivato il momento di una superprocura antiterrorismo?

«È vero, se ne parla da molto tempo. Ma ora un coordinamento unico nazionale è divenuta un’esigenza riconosciuta da tutti. Non è più questione di discutere del se, del quanto, del come. Il punto di partenza è un ddl presentato alla Camera dall’onorevole Stefano Dambruoso, che allarga alla procura nazionale antimafia le competenze antiterrorismo. Procederemo, come annunciato da Angelino Alfano, a un tavolo di confronto tra governo e le grandi procure italiane, comunque è chiaro che occorre un salto di qualità, essendo il terrorismo islamista un fenomeno sovranazionale e la dimensione locale delle singole procure è sempre più in difficoltà».

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Hanno infangato la mia fede, di Khalid Chaouki

Khalid Chaouki, Il Tempo, 10 gennaio 2014

Non avremmo mai voluto una fine del genere. Altre vite innocenti stroncate. Dolore e molta rabbia per come questi demoni, nel nome del loro presunto Dio, abbiano ferito la nostra umanità seminando il terrore e la morte. Hanno infangato la mia fede e sporcato la storia dell’umanità. Una strage che fa ancora più male perché perpetrata dai nuovi figli di un’Europa senza più bussole e sempre più in affanno. Dopo la solidarietà e il dolore, dobbiamo ribellarci con forza e determinazione. Ora devono essere in primis i musulmani a scendere in piazza insieme a tutta l’Italia, offesi da questi assassini che usano violenza in nome di Allah stravolgendone il messaggio di pace. La stragrande maggioranza dei musulmani che vivono in Europa sono donne e uomini che condividono i principi di libertà ed uguaglianza.

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Matteo Orfini: “Ma quale inciucio, il Pd ha sconfitto Berlusconi nelle urne”

Diodato Pirone, Il Messaggero, 7 gennaio 2014

«Sull’ormai famoso decreto fiscale del 3 per cento è evidente che l’errore è stato corretto non appena è stato individuato. Non è esaltante, ma può accadere che un decreto esca male. È inaccettabile però tutto il corredo di interpretazioni complottistiche intorno alla presunta volontà di inciucio con Berlusconi». Alla ripresa dell’attività politica Matteo Orfini, presidente del Pd nonché commissario del partito romano dopo lo scoppio del caso Mafia Capitale, scandisce parole molto chiare sul caso mediatico del momento.

Un momento, onorevole Orfini, almeno ammetterà che il pasticcio sul decreto del 3% è un campanello d’allarme molto serio per il governo.

«La ratio del provvedimento non è sbagliata. Si tratta di evitare di far scattare conseguenze penali per errori di modesta entità ma senza fare sconti a chi froda il fisco. Ora bisogna scrivere in modo tecnicamente corretto la giusta linea. Per questo trovo assurde le ricostruzioni che hanno fatto intendere che fosse in ballo un favore a Berlusconi. Se il Cavaliere è al suo massimo punto di debolezza politica è perché è stato sconfitto dal Pd alle elezioni da questo gruppo dirigente con il contributo di tutto il partito».

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Matteo Orfini: “Dovremo far tornare Roma un esempio, non più un problema”

Alessandro Capponi intervista Matteo Orfini, Corriere della Sera, 3 gennaio 2015

«Abbiamo di fronte una sfida altissima». Una sfida Capitale, per essere chiari: perché Matteo Orfini — parlamentare, classe ’74, presidente dell’assemblea nazionale del Pd — è arrivato a Roma dopo l’inchiesta della Procura sulla mafia, ed è diventato «commissario» del partito romano, per volontà di Matteo Renzi, senza sapere ciò che sarebbe accaduto dopo, incluso lo scandalo dei vigili in malattia nella notte del 31 dicembre. «Eh, la vita riserva sempre sorprese», sbuffa.

Orfini, però: dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a papa Francesco, Roma sembra essere diventata esempio negativo da citare nei discorsi.

«Sì, ma nelle parole del presidente Napolitano e in quelle di papa Francesco io leggo uno stimolo, leggo affetto per la città: e abbiamo bisogno delle loro parole perché la situazione, onestamente, è difficilissima. Per noi si tratta di una sfida altissima: fare in modo che Roma, a fine 2015, torni ad essere un esempio e non più un problema».

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