Andre Orlando: “Il carcere da solo non può bastare a garantire sicurezza”

Massimo Solani, l’Unità, 18 gennaio 2017

 
 

«La nostra idea è che occorra usare il carcere laddove strettamente necessario e non come strumento di propaganda ideologica. Però al tempo stesso occorre pensare e realizzare un ordinamento penitenziario che abbia caratteristiche completamente diverse. Dire carcere e basta non è sufficiente a garantire la sicurezza, anzi rischia persino di essere controproducente». Il ministro della Giustizia Andrea Orlando su questo tema ha idee chiare e condivise da quasi tutti gli “agenti” che si occupano di esecuzione penale. Dalle associazioni ai magistrati, dai sindacati di polizia penitenziaria alle camere penali. «Perché questo è l’unico modo – dice per avere un carcere utile e non una semplice parentesi fra attività di carattere illegale, rappresentando in alcuni casi addirittura un salto di qualità criminale».

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Buone leggi contro l’odio online,
di Andrea Orlando

Andrea Orlando, Il Foglio, 17 gennaio 2017

 
 

Alcuni spunti di una conversazione tra me e il direttore Claudio Cerasa hanno riacceso un dibattito molto ampio, e a mio avviso utile e interessante, sui problemi connessi allo sviluppo dell’uso dei social media. Il primo a intervenire con una lettera molto ficcante è stato il sottosegretario Antonello Giacomelli. Ammetto di non avere le stesse conoscenze degli “over the top”, di Cupertino, e in generale della rete, del sottosegretario Giacomelli. Non credo però che lo scarto, almeno quello apparente, tra i nostri approcci dipenda da questo. Giacomelli si è occupato di rete in generale, delle sue indubbie potenzialità, del valore economico che ha progressivamente assunto. Io, così come gli altri ministri della Giustizia Ue, mi sono imbattuto nel tema affrontando le questioni del terrorismo jihadista e della propaganda d’ odio. In questi anni, infatti, si è evidenziato come la rete sia uno dei veicoli principali della propaganda d’odio, vero e proprio innesco dei processi di radicalizzazione violenta e insieme uno degli strumenti principali d’incitamento terroristico.

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Welfare, le responsabilità del Comune,
di Valeria Valente

Valeria Valente, la Repubblica ed. Napoli, 11 gennaio 2016

 
 

Ho trovato molto interessanti le osservazioni di merito che il professor Francesco Marone fa nella sua lettera a Repubblica di ieri, sulla questione del trasporto scolastico per gli studenti disabili. Ne farò tesoro nella battaglia che stiamo portando avanti in Consiglio comunale a Napoli dai banchi dell’opposizione (dove sta il Pd rispetto a questa amministrazione) per ripristinare questo sacrosanto diritto (insieme a molti altri) oggi negato dalla giunta de Magistris a tanti ragazzi e alle loro famiglie.

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Accoglienza e legalità, due cose da unire,
di Khalid Chaouki

Khalid Chaouki, l’Unità, 4 gennaio 2016

 
 

La tragica morte di Sandrine Bakayoko, 25 anni, originaria della Costa d’Avorio e in attesa di una risposta per ottenere asilo in Italia. Venticinque operatori sequestrati per ore all’interno del Centro di accoglienza di Cona nel Veneziano da parte di alcuni ospiti richiedenti asilo. Certamente questo quadro drammatico non può rappresentare nel complesso la nostra gestione del fenomeno dell’arrivo dei richiedenti asilo in Italia negli ultimi anni, ma ci fa interrogare seriamente sulle ombre che ancora pervadono la fase di accoglienza e necessaria integrazione nei nostri territori.
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Il doppio interesse dell’Italia e dell’Europa,
di Roberto Gualtieri

Roberto Gulatieri, Il Sole 24 ore, 31 dicembre 2016

 
 

L’impegnativo editoriale del direttore Roberto Napoletano ha il pregio di evidenziare la dimensione politica della vicenda bancaria italiana, e di ricondurla al più generale tema del nesso tra interesse nazionale e processo di integrazione europea. La tecnica non può mai essere scissa dalla politica, ma è sempre un condensato e un precipitato di un determinato equilibrio economico-politico: essa fissa un terreno di gioco, e al tempo stesso cristallizza e tende a riproporre una gerarchia stratificata nel tempo.

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Andrea Orlando: “Contro l’odio sul web occorrono anticorpi”

Liana Milella, la Repubblica, 31 dicembre 2016

 

Lavora «a una rete contro le campagne di odio sui social». A pm e giudici chiede di «vigilare sui rischi di cortocircuiti mediatici». È convinto che la riforma del processo penale sconfigga la prescrizione. E sulle intercettazioni il Guardasigilli Andrea Orlando annuncia che «seguirà le circolari delle procure».

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Roberto Gualtieri: “Mps: Bene la ricapitalizzazione pubblica”

Rosario Dimito, Il Messaggero, 30 dicembre 2016

 
 

Presidente Roberto Gualtieri, per il salvataggio Mps si è partiti dal burden sharing con la condivisione degli oneri secondo la direttiva Ue Brrd: in una banca solvente non è una punizione troppo drastica per i bondholders?

«I retail beneficeranno di un meccanismo di ristoro, gli istituzionali condivideranno l’onere dell’intervento riducendo il costo per i contribuenti. Va sottolineato che il via libera alla ricapitalizzazione precauzionale pubblica e al ristoro ai retail sono elementi positivi. In Europa si comincia finalmente a capire che la salvaguardia della stabilità finanziaria richiede di fare pieno uso della flessibilità prevista dalla normativa europea, e che il bail-in non è la panacea, e questo rende giustizia a chi ha da tempo richiamato alcuni limiti di tali regole. Ciò non significa che non ci siano criticità».

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Andrea Orlando: “Il sistema migliore ora è il proporzionale”

Claudio Marincola, Il Messaggero, 29 dicembre 2016

 
 

L’orizzonte del nuovo  esecutivo è quello del governo Gentiloni ma al Jobs Act serve un tagliando per salvare cosa della legge ha funzionato e capire invece cosa va modificato. La durata del nuovo esecutivo dipenderà dunque solo dal tempo in cui il Parlamento riuscirà ad approvare un nuova legge elettorale. Sono questi, secondo il ministro della Giustizia Andrea Orlando (Pd) i punti fermi da cui ripartire. Senza perdere di vista la riorganizzazione interna del Pd, con una segreteria «più forte e più collegiale che dia spazio al dibattito».

Ministro Orlando, cominciamo dalla “lotteria” delle date. Il vostro capogruppo al Senato Zanda dice che «il governo avrà vita breve», e il presidente Orfini parla di voto «entro giugno». È una corsa verso le urne?

«Intanto dobbiamo sempre ricordare che la valutazione compete al Capo dello Stato. Il termine dipenderà dai tempi con i quali Camera e Senato riusciranno ad approvare una nuova legge che, come ha dichiarato il presidente della Repubblica armonizzi il sistema dei due rami del Parlamento. Più che discutere sulla data migliore per votare credo perciò che l’impegno vada profuso per fare rapidamente una nuova legge condivisa, L’urgenza c’è anche perché, oggettivamente, la legislatura è stata “interrotta” politicamente dall’esito dal referendum».

Lei dà per scontato che questo Parlamento, così litigioso, sia in grado di portare a termine una riforma organica?

«Penso che ci si debba provare davvero. Anche perché, quando la parola tornerà al popolo, non possiamo correre il rischio che questa voce venga distorta da meccanismi che la interpretino in modo diverso. Non possiamo imballarci. C’è l’esigenza di evitare un ulteriore deterioramento dell’assetto istituzionale».

Renzi ha rilanciato il Mattarellum.

«Avevo espresso riserve ma a questo punto penso che si debba partire da lì. La maggioranza del mio partito ha stabilito che è una proposta sulla quale si può stabilire un confronto. Se questa ipotesi però non trovasse adeguato consenso si tratta di capire quali sono le proposte, vagliare le critiche che vengono dalle altre forze politiche e poi valutarle».

Un punto di incontro?

«Per il quadro che si è venuto a determinare con il tripolarismo continuo a pensare, ed è stata presentata una proposta di legge in tal senso, che l’ipotesi migliore sia un sistema proporzionale con un premio di maggioranza a chi arriva primo. Un premio tale da non determinare in modo automatico una maggioranza assoluta. Un sistema con un impianto proporzionale e con collegi uninominali. Un sistema che non obblighi a fare coalizioni finalizzate solo a ottenere il premio di maggioranza, presentando scollature magari subito dopo le elezioni. Ma ci tengo a chiarire che questa e solo una mia opinione».

Veniamo ai voucher. Modificare l’attuale sistema vorrebbe dire anche far saltare il referendum sul Jobs Act. Lei è d’accordo?

«Credo che vada aperto un dibattito, a prescindere dal referendum. Serve un tagliando alla legge cercando di capire cosa ha funzionato finora e cosa invece non ha funzionato, aprendo una interlocuzione con le forze sociali. In questo quadro si può affrontare anche il tema dei voucher».

La durata del governo Gentiloni può logorare la leadership di Renzi?

«Non vedo questo rischio, questo è un governo che ha come orizzonte il completamento di alcuni dossier aperti dal governo Renzi. Quindi lo escluderei».

Qual è stato l’errore più grave dell’ex premier?

«Renzi ha già fatto autocritica e di questa autocritica si è parlato. C’è qualcosa sulla quale dobbiamo tutti tornare a riflettere: non essersi fatti carico da tempo e fino in fondo del tema delle diseguaglianze. Il malessere dei giovani, il malessere sociale, le periferie, il Mezzogiorno. Temi che hanno avuto un impatto forte sul referendum. Noi lo abbiamo affrontato pensando che sarebbe bastata la positiva azione del governo. È invece necessario offrire degli strumenti di riscatto. C’è stato da parte nostra un ritardo di analisi, va ripensata l’organizzazione della nostra società».

L’ipotesi di una nuova struttura della segreteria la convince?

«Quando dico che bisogna investire sul partito voglio dire anche questo. C’è bisogno di una struttura più forte e sede di un dibattito più collegiale».

Lei è spezzino, in Liguria il Pd ha già chiuso una quarantina di circoli.

«Sì ma non basta riaprirli. Bisogna dargli anche un senso, capire cosa fare all’epoca della Rete e fare tesoro delle esperienze. Parlare solo di primarie non basta più».

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Andrea Orlando: “Facebook deve assumersi responsabilità da editore: è un tema di democrazia, non di tecnologia”

Claudio Cerasa, Il Foglio, 27 dicembre 2016

 
 

Andrea Orlando, ministro della Giustizia, lo dice d’un fiato: “Qui non parliamo di Facebook, qui parliamo del futuro della nostra democrazia”. Che cosa c’entra il futuro di Facebook con il futuro della nostra democrazia? Poco, se si considera Facebook una semplice bacheca costruita su un freddo e innocuo algoritmo. Molto se si considera Facebook lo specchio di un fenomeno culturale che riguarda uno dei grandi temi della nostra epoca politica, ovvero il giusto equilibrio che una società deve trovare tra l’ondata della disintermediazione e la ricerca di nuove e necessarie forme di mediazione. Negli ultimi mesi, attorno al gran dibattito maturato sull’opportunità che il social network più famoso del mondo sia responsabile o meno dei contenuti che veicola, si sono confrontate tesi differenti tra loro. Ma il punto interessante rispetto alla battaglia di idee su ciò che debba fare Facebook di fronte a una notizia falsa è che in realtà buona parte dei nostri ragionamenti sul tema non è di natura tecnologica, ma in fondo di natura strettamente politica. E quando si parla delle responsabilità della piattaforma di Mark Zuckerberg di fronte al dilagare delle fake news si parla di qualcosa di più importante di una notizia non vera. Si parla del rapporto tra disintermediatori e mediatori, tra populisti e classe dirigente, tra corpi intermedi e campioni della disruption.

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Valeria Valente: “A Napoli il Pd ha fermato le pratiche opache, ora mobilitiamo la città”

Carlo Porcaro, Il Mattino, 24 dicembre 2016

 
 

Persa la guerra sul referendum con conseguente caduta di Renzi, il Pd napoletano prova a ripartire dalle battaglie quotidiane. Valeria Valente, capogruppo dem, insiste sui temi specifici. A partire dal ruolo della partecipata Napoli Servizi: «Se Giunta e maggioranza arancione sono state costrette a mettere un freno alle pratiche opache dell’utilizzo di Napoli Servizi come stazione appaltante esterna è anche merito del nostro lavoro. Ma ora dobbiamo creare mobilitazione nel Pd intorno a queste battaglie».

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