“Giustizia, vi spiego come renderemo più moderno e civile il nostro Paese”
di Andrea Orlando

Andrea Orlando, l’Unità, primo ottobre 2016

 
 

Caro direttore, commentatori accigliati, facendo leva su ricostruzioni sommarie e talvolta errate, hanno sostenuto in questi giorni le più diverse tesi attorno alla genesi, al contenuto e all’iter del disegno di legge sul processo penale. Così alcuni vi hanno visto un cedimento a posizioni giustizialiste. Altri hanno sostenuto che addirittura trattasi di un’aggressione al lavoro dei giudici. Conosco il motto anglosassone: «Ho delle opinioni, non disturbatemi con dei fatti». E tuttavia non ritengo del tutto inutile tornare, con un po’ di ostinazione, ai fatti. So bene che la politica è fatta anche di segnali sottotraccia, messaggi impliciti, dichiarazioni a corredo di iniziative istituzionali che talvolta non coincidono esattamente tra loro. Ma non dovremmo dimenticare che alla fine poi contano i fatti, e per il legislatore i fatti sono le norme. Che incidono nella vita dei cittadini. Questo è ancor più vero, quando la legge disciplina il tema della privazione della libertà, come nel caso della materia penale. I fatti, allora! Da dove nasce il disegno di legge? Il cuore del progetto è il frutto di un lavoro compiuto da una commissione composta da insigni giuristi (avvocati, magistrati e accademici) presieduta dall’allora Presidente della Corte d’Appello di Milano Giovanni Canzio, attualmente Primo Presidente della Corte di Cassazione.

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Andrea Orlando: “Processo penale, una riforma fondamentale per la giustizia italiana”

Giovanni Bianconi, Corriere della Sera, 28 settembre 2016

 

«Il problema, come si sa, è che abbiamo numeri risicati su una materia incandescente ed escludo che ci sarà la convergenza di altri gruppi parlamentari, a partire da Ala. Per questo è indispensabile verificare se esistono le condizioni per il percorso ordinario». Il ministro della Giustizia Andrea Orlando è preoccupato, teso e anche un po’ stanco. Però non ha voluto rinunciare a venire a Pianosa, dove il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha organizzato una tavola rotonda sui «progetti integrati di reinserimento sociale» che cercano di prendere il largo proprio da quest’isola che ospitò il penitenziario di massima sicurezza per terroristi e mafiosi. A Roma l’aspetta la discussione al Senato sul destino della riforma del processo penale, appesa a un voto di fiducia prima negato da Renzi e autorizzato solo ieri sera dal Consiglio dei ministri. Ora si tratta di verificare che ci siano le condizioni.

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Sinistra per il Sì: Assemblea Nazionale a Milano

Appuntamento domenica prossima 2 ottobre a Milano. Sarà l’avvio di un percorso di incontri in tutta Italia fondamentale per dare forza e partecipazione alla campagna referendaria.

Ci vediamo a Milano!
Per info: 3494292460

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Alessandro Naccarato: “Mafie, vogliono il Veneto ma possiamo fermarli”

Ugo Dinello, La Nuova di Venezia e Mestre, 27 settembre 2016

 

«Partiamo dai fatti: negli ultimi due anni ci sono stati 40 roghi dolosi in aziende di trattamento rifiuti in Veneto. Prima non succedeva. Questo cosa vuol dire? Che la criminalità organizzata sta tentando di entrare in uno dei mercati più ricchi e in espansione, cioè quello del trattamento rifiuti e lo fa con mezzi illegali». Alessandro Naccarato, padovano, 47 anni, è uno dei deputati più attivi all’interno della Commissione antimafia, specialista nell’analisi delle strategie d’infiltrazione della criminalità organizzata. Sta per presentare, assieme al collega Michele Mognato, un’interrogazione al governo su quanto successo alla Fe.Mar. di Caorle.

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Roberto Gualtieri: “Bruxelles darà il via libera. E ora l’accordo sui migranti”

Francesca Schianchi, La Stampa, 26 settembre 2016

 
 

Roberto Gualtieri è il presidente della Commissione per i problemi economici e monetari dell’Europarlamento. Docente universitario al secondo mandato eletto col Pd, dal suo osservatorio di Bruxelles si dice «fiducioso» che l’Italia ottenga il via libera sulla sua legge di stabilità e si augura il varo «quanto prima» del Migration compact coi Paesi africani come più volte proposto da Renzi.

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Roma abbandonata, a pagare sono i più deboli,
di Laura Coccia

Laura Coccia, l’Unità, 23 settembre 2016
 
 

Mentre Virginia Raggi visiona curricula alla disperata ricerca di un assessore al bilancio che sia disposto ad imbarcarsi su questa nave alla deriva, Roma si ferma. Da diverse settimane si moltiplicano gli appelli e le segnalazioni per la drastica riduzione o, addirittura, il taglio di servizi sociali essenziali. I nuovi “amministratori”, molto semplicemente, stanno distruggendo il welfare cittadino. Il taglio diventa macroscopico nelle periferie. L’incompetenza che paralizza la giunta Raggi diventa supponenza nei Municipi dove una ancora più improvvisata classe dirigente cooptata, spesso, in modo familistico sta smontando pezzo dopo pezzo il lavoro che il PD aveva svolto negli ultimi mesi.

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Andrea Cozzolino: “Caro Luigi, basta slogan: la città va amministrata”

Fulvio Scarlata, Il Mattino, 23 settembre 2016
 
 

«Basta conflitti istituzionali, le campagne elettorali sono finite. Ora bisogna governare e individuare un destino per Napoli e il Mezzogiorno che è quello di un grande hub dei cervelli». L’europarlamentare Andrea Cozzolino prende spunto dall’intervista del rettore Gaetano Manfredi, pubblicata ieri sul Mattino, per allargare il discorso. «I temi sollecitati – spiega – e la sfida che si propone è tale da non poter essere stritolata dalla polemica politica».

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Maino Marchi: “Ecco perché aderisco a Sinistra per il Sì”

Maino Marchi

La mia piena convinzione nel sostegno della riforma costituzionale approvata dal Parlamento ha radici innanzitutto nella storia della sinistra, dell’Ulivo, del centrosinistra e del Partito Democratico. Della necessità di superare il bicameralismo paritario ne parlavano dirigenti di primo piano del Pci già negli anni ’80. E’ un punto programmatico del Pds nel 1994, dell’Ulivo, del centrosinistra e del Partito Democratico dal 1996 in avanti. Da segretario provinciale dei Ds di Reggio Emilia e da candidato al Parlamento ho sempre sostenuto che la nostra proposta prevedeva una sola Camera elettiva, che votava la fiducia e approvava la gran parte delle leggi e un Senato delle autonomie territoriali, composto da consiglieri regionali e sindaci, senza indennità in quanto già amministratori e con competenze soprattutto sulle questioni delle Regioni e degli Enti locali.

E’ quanto è contenuto nella riforma costituzionale che viene sottoposta a referendum, con l’aggiunta di correzioni al titolo V come modificato nel 2001, per evitare un dannoso contenzioso tra Stato e Regioni, del superamento delle Province in Costituzione, per completare la riforma Delrio, e della soppressione del Cnel, di cui si può fare a meno.

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Silvia Velo: “Ecco perché aderisco a Sinistra per il Sì”

Silvia Velo

Ho deciso di aderire con convinzione all’appello promosso dalla Sinistra per il Sì in vista del referendum che si terrà in autunno. L’ho fatto perché condivido le ragioni di una riforma complessiva del nostro apparato istituzionale che, a 33 anni dalla prima commissione bicamerale per la riforma della Costituzione, non può più essere rinviata. Dopo esserci assunti, davanti al Presidente Giorgio Napolitano, l’impegno di portare a termine una legislatura di riforme, dopo due anni di discussione e sei passaggi parlamentari tra Camera e Senato, in autunno i cittadini saranno chiamati a pronunciarsi.

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Andrea Orlando: “Sull’Italicum la minoranza Pd sta perdendo un’occasione”

Vladimiro Frulletti, l’Unità, 13 settembre 2016
 
 

«Mi sorprende e non positivamente la reazione della minoranza interna all’apertura sull’Italicum fatta dal segretario. Stanno sbagliando. E parecchio». Il ministro Andrea Orlando è davvero sorpreso e, anche se non lo mostra, amareggiato. Si aspettava che Speranza, Cuperlo, Bersani e gli altri esponenti della minoranza dem non chiudessero la porta in faccia a Renzi rispondendo non solo con un “no grazie” alla dichiarata disponibilità del premier di modificare la legge elettorale, ma addirittura dichiarando il proprio voto contrario al referendum costituzionale.

Cosa si sarebbe aspettato?

Che la minoranza dicesse: ok è un punto di partenza, ma andiamo a vedere le carte di Renzi. Hanno fatto l’esatto contrario: “non lo ha detto con la chiarezza che volevamo e quindi adesso votiamo No al Referendum”. Francamente non capisco il perché. Siamo qui per dare risposte al Paese. Quelli che più hanno criticato l’Italicum, adesso che il premier si dice disposto a cambiarlo, dovrebbero cogliere al balzo l’occasione e aiutare a cercare in Parlamento una maggioranza disponibile a modificarlo.

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